Psicologia degli Ambienti Digitali: cosa, come, perché?

[NdA: se vuoi conoscere soltanto le modalità di fruizione del corso, salta direttamente all’ultimo paragrafo]

Il prossimo 22 febbraio inizierò un nuovo insegnamento per il corso di laurea magistrale in “Scienze dell’Informazione, della Comunicazione e dell’Editoria” (per le e gli aficionadəs, e d’ora in avanti anche in questo post, semplicemente Editoria) dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Anche se tecnicamente non si tratta di un battesimo del fuoco – né per quanto riguarda l’insegnamento, né tantomeno per il rapporto con Editoria, che è un po’ casa, ormai da tanti anni – non posso nascondere un certo arousal (si legga “eccitazione”, o “ansietta”) per questa nuova esperienza didattica. Perché?

L’idea di realizzare questo corso per inserirlo all’interno dell’offerta formativa di Editoria era già nell’aria da parecchio tempo: d’altra parte, la missione scientifica e didattica del gruppo di studiosə che animano questo corso di laurea è dichiaratamente quello di formare professionistə della comunicazione dotatə di un forte spirito critico. “Saper fare” digitale, sì, ma anche sapere perché e in che direzione farlo. Insieme ai contributi sociologici, antropologici e delle discipline storico-letterarie, si sentiva un po’ la mancanza di una riflessione che prendesse in considerazione la disruption digitale dalla prospettiva della psicologia e delle (neuro)scienze cognitive. E quando mi è stato proposto di pensare a un progetto didattico in questo senso, mi sono sentito felice di poter studiare una terra di confine (e, come ho scoperto, di confini) dal punto di vista di una disciplina che intrinsecamente si colloca da sempre al confine tra natura e cultura, tra biologia e storia, tra filosofia, scienza e tecnica.

Poco meno di un anno di preparazione – di cui quasi una metà impiegata a costruire una bibliografia, l’altra metà a potare argomenti e casi di studio – e il corso sembrava pronto. A posteriori, i criteri adottati sembravano aver portato tentare una psicologia che lasciasse in secondo piano i temi più “classici” (si potrà dire così?) degli studi cognitivi sulle nuove tecnologie digitali. Parlare meno dei princìpi percettivi che sono alla base dell’interaction design e dell’ergonomia cognitiva, piuttosto discutendo in profondità il significato di termini come “comportamento”, “attenzione”, “relazione” in un mondo in cui è ormai impossibile distinguere tra una vita off- e online. Studiare come gli ambienti digitali determinano nuovi scenari sensorimotori, cognitivi e psichici, invece di studiare i trucchetti per rendere più appetibile l’home page di un sito web, o più cliccabile una pagina di fake news. Il grande filosofo e storico della scienza Georges Canguilhem sosteneva (e pochi lo ricordano come dovrebbero) che ogni psicologia sottende la risposta a una domanda taciuta: qual è la nostra idea di essere umano? Ecco, il tentativo era quello di costruire un corso che dalla psicologia e per la psicologia tenesse ben presente questa domanda, declinandola nel contesto in cui viviamo tuttə. Col giusto mix di pensiero scientifico, riflessione storico-filosofica e teoria critica, che non guasta mai.

Certo, in più c’è stato parecchio per cui divertirsi e ispirarsi (si legga “fomentarsi”). Verso Natale, è arrivata l’idea di accompagnare le lezioni con delle letture di apertura da Uncanny Valley di Anna Wiener (2020, in italiano tradotto – malissimo – per i tipi di Adelphi sotto il titolo La valle oscura). La possibilità di accompagnare le studentesse e gli studenti di Editoria tra i temi del corso, raccontando la storia di una giovane newyorkese ai primi impieghi nell’industria editoriale, catapultata nel mondo e nell’ideologia della Silicon Valley, sembrava troppo sfiziosa. E poi è il primo corso in cui ho potuto inserire una quantità indescrivibile di meme, multimedia e GIF “ok boomer“. Quest’ultima soddisfazione in particolare – se non siete boomer, ovviamennte – potete capirla tuttə benissimo, e così capire quanto ci tenga a condividerla col mondo.

Nel corso degli ultimi mesi però, ho cominciato a rendermi conto di quello che questo corso stava dicendo a me. Mi spiego meglio, e senza spoiler: dalla prospettiva che avevo deciso di adottare, era chiaro che il punto centrale del discorso – e cioè che gli ambienti digitali hanno ormai creato un mondo nuovo, in cui la nostra cognizione si è incorporata, estendendosi in esso e configurando nuove e originali modalità di interazione – mi chiedeva una certa coerenza nella definizione del metodo attraverso cui lo avrei presentato. Ho cominciato a pensare di non poter parlare seriamente dell’ecosistema digitale e delle sue esperienze senza entrarci dentro, farci entrare dentro tuttə coloro che mi avrebbero seguito in questa avventura per il prossimo semestre. Avevo davanti un corso universitario, e ho pensato che sarebbe stato bello fare di esso un’esperienza, proprio attraverso un ecosistema.

Per questo motivo, diverse cose saranno un po’ diverse, in questa Psicologia degli Ambienti Digitali LM per Editoria. Innanzitutto, le lezioni saranno aperte a tuttə, trasmesse in diretta sul mio canale YouTube. Ovviamente ci sarà un gruppo di “frequentanti” (qualunque cosa voglia dire questo termine dall’inizio della pandemia), studentesse e studenti di Editoria e di altri corsi di laurea di Tor Vergata, regolarmente iscrittə, che sarà l’interlocutore principale e privilegiato della discussione attraverso cui si svilupperà il corso. Ma insieme a me, la nostra classe (o meglio, il nostro gruppo di didattica, ricerca e azione) rifletterà sulle osservazioni che arriveranno da chiunque vorrà partecipare come auditore, liberamente e gratuitamente, seguendo le lezioni da “esterno”. Anche gli assignment (brevi domande di sondaggio e autoverifica) che saranno dati settimanalmente saranno disponibili attraverso moduli online, non solo per chi frequenterà il corso, ma anche per coloro che vorranno contribuire attivamente, o magari semplicemente mettersi alla prova con conoscenze e competenze nuove. Le slide, costruite per aumentare al massimo l’interattività e la multimedialità dei contenuti, saranno rese man mano disponibili su questo sito. Anche per quanto riguarda i fuori onda, oltre a una sorpresa in cantiere su Clubhouse, riprenderanno le “divanate”, stavolta fortemente orientate ai temi che intersecano la psicologia degli ambienti digitali: per ora posso solo annunciare con piacere la presenza di un caro amico, Fabio Fossa, filosofo morale ed esperto di IA e robotica, oggi in forze al Politecnico di Milano. Certo, studentesse e studenti di Tor Vergata avranno anche spazi privati di discussione e confronto (attraverso un server apposito su Discord), e un paio di attività programmate esclusivamente per loro: ma potete sempre pensare di iscrivervi a Editoria il prossimo anno accademico 🙂 . E poi ci sono i meme. Non c’è nulla di più bello di scrivere dieci slide su un argomento avvincente come il “Facebook Eye” e poi fare memini ad hoc per il corso con la base delle aperture della Fanelli (ok, this looked like a spoiler).

Insomma, grandi speranze e obiettivi – il che significa anche grandi sforzi e rischi, ma se la posta in gioco è così alta, è altrettanto elevata la possibilità per me di imparare, come docente, qualcosa di nuovo con questa esperienza. Se questo post vi ha incuriosito, e volete maggiori informazioni, scrivetemi pure una mail. Nel frattempo, grazie per l’attenzione se siete arrivatə fino a qui dall’inizio, e per avermi aiutato a scaricare un po’ di arousal raccontandovi questo progetto al nastro di partenza.

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